• Cristina Rotellini

Creatività sul lavoro: davvero tutti la vogliono?



Negli ultimi anni la creatività è apparsa sempre più spesso nella lista delle qualità imprescindibili da possedere per trovare un lavoro ed essere assunti più facilmente.

La creatività dunque come super potere: tutti la cercano, tutti la vogliono. Ma è veramente così?

In teoria sì. In pratica, un po' meno. Almeno secondo la mia personale esperienza. Partiamo dal principio: per affermare di possedere la dote della creatività è necessario sviluppare, allenare, innaffiare e coltivare questa capacità, come tutte le altre capacità di cui ci reputiamo degni rappresentanti.

E la creatività non si accresce né si sviluppa senza movimento, crescita, cambiamento, sperimentazione, apertura, cambi di rotta, momentanee (o meno) perdite di equilibrio, evoluzioni. Siamo tutti d'accordo? Trovo molto difficile che un individuo che conduce una vita totalmente piatta e prevedibile, nella quale fa, pensa, mangia, legge, ascolta e interagisce sempre con le stesse "cose", possa affermare di vivere all'insegna della creatività. In parole povere: la creatività non si manifesta magicamente in una notte di luna piena né la si trova casualmente per la strada. La creatività è una creatura, un seme, un essere vivo e come tale ha bisogno di cure e dedizione.

Viaggi, anni sabbatici, corsi, seminari, trasferimenti, esperienze in campo artistico, cambiamenti di ruolo e mansioni, varietà nella tipologia di lavori svolti: sono tutte voci che contribuiscono a rendere una persona certamente più creativa e flessibile, rispetto a chi ha vissuto gli stessi 365 giorni, ripetuti per "x" numero di anni, senza troppi colpi di scena. Anche i temutissimi "buchi" temporali all'interno del curriculum, possono dimostrare la capacità del candidato di saper gestire momenti di difficoltà e disoccupazione, investendo sulla propria formazione e riadattando le proprie professionalità in modo creativo.

Eppure le cose non stanno affatto così:

  • Svariati studi hanno dimostrato che è più facile trovare lavoro per chi ne ha già uno. Secondo una ricerca portata avanti dalla Columbia University e dalla Federal Bank di New York e Chicago, chi è occupato ha circa quattro volte la possibilità di essere convocato per un colloquio e il doppio della chance di essere assunto.

  • Molte agenzie per il lavoro ti valutano esclusivamente per le posizioni lavorative "più classiche" che hai ricoperto nel passato più prossimo; spesso consigliano di omettere qualsiasi esperienza creativa/artistica che esuli o differisca troppo dal percorso principale.

  • Tantissimi datori di lavoro e selezionatori valutano "instabili" profili con esperienze in campo creativo sul CV, non permettendo al candidato neanche la possibilità di un colloquio conoscitivo.

Secondo alcune testimonianze e dichiarazioni che ho raccolto personalmente sul campo, il creativo "spaventa/ è imprevedibile/ non è una persona seria/ non la reputo una persona affidabile". E ancora "non lo reputo capace di svolgere mansioni ordinarie/ temo le idee 'sovversive' che potrebbe portare all'interno dell'azienda".


In pratica: VOGLIAMO IL PENSIERO CREATIVO MA SENZA ESPERIENZE CREATIVE? VOGLIAMO IL CREATIVO, MA NON TROPPO? MA SOPRATTUTTO, LO VOGLIAMO VERAMENTE QUESTO CREATIVO?


Concludo con una riflessione tratta da un'esperienza personale: il proprietario di un negozio di abbigliamento, presso il quale ero in prova, respingeva in malo modo tutte le idee e i suggerimenti che proponevo per allestire le vetrine e la merce in negozio. Visibilmente stizzito dal mio entusiasmo, mi recluse per due settimane in magazzino a pulire e riordinare gli scaffali, per poi mandarmi a casa con la sentenza: "Tutta questa creatività che emergeva nel CV io non l'ho vista."

Me ne uscii frustrata, ma con due certezze accese nella mente: la prima è che, per quanto io mi impegnassi, non sarei mai riuscita ad usare troppo creativamente un aspirapolvere o uno straccio per pavimenti. Quelli sono e in quel modo vanno usati.

La seconda, un po' più seria, è che non si può vedere negli altri ciò che non abbiamo dentro. Non è possibile riconoscere nel prossimo ciò che non è presente in noi stessi.

Per questo servirebbero più creativi al potere, non credete?

Fonti: investireoggi.it

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